Pagelle Strade Bianche 2026: Tadej Pogačar inavvicinabile, Paul Seixas impressionante, Isaac Del Toro francobollo – Tom Pidcock sfortunato, Wout Van Aert generoso, AAA italiani cercasi
Tadej Pogačar (UAE Team Emirates XRG), 10, lode e chi più ne ha più ne metta: Il campione del mondo non si è fatto attendere alla Strade Bianche 2026. Al rientro alle corse dopo la pausa invernale, ha messo da subito le cose in chiaro per una ennesima vittoria da dominatore, prendendo in mano la corsa con la sua squadra fino alla sua accelerazione micidiale, arrivata come previsto sul Monte Sante Marie dove ha progressivamente asfissiato tutti i rivali fino a restare da solo a 78 chilometri dall’arrivo. Il fenomeno sloveno ha dato vita a un nuovo show che mette tutto subito in chiaro.
Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), 10: Difficilmente può esistere un secondo posto più dolce. Quando il corridore che segnando la storia di questi anni piazza una delle sue accelerazioni nucleari, è lui a rispondere, peraltro con un atteggiamento molto intelligente per un ragazzo della sua giovanissima età. Sembra quasi riuscire a chiudere il buco aperto dallo sloveno, cosa che attualmente non sembrava nemmeno immaginabile, in un contesto del genere: alla fine, infatti, non ci riesce, ma infiamma, eccome, l’atmosfera della corsa. La sconfitta parziale non lo abbatte, continua a mulinare sui pedali e, nel momento in cui c’è da fare la differenza nel gruppo degli “altri”, dimostra di avere una sicura marcia in più. Gli manca ancora qualcosa per appaiare il fenomeno che gli è arrivato davanti, ma l’impressione è che questo “qualcosa” non sia incolmabile.
Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG), 9: Non tira un metro, questo è vero, ma per stare lì serve un talento che in pochissimi hanno e lo dimostra spendendo comunque tante energie in seguito, rispondendo prontamente a ogni azione dei rivali, svolgendo alla perfezione il suo ruolo da stopper. Il podio è il giusto premio per la sua dedizione alla causa. Bisognerà poi vedere fino a quando si “accontenterà” dell’essere super-gregario, ma, per ora, il problema proprio sembra non porsi.
Romain Grégoire (Groupama-FDJ United), 8,5: Quando la corsa esplode lui c’è. È fra i migliori in ogni frangente e il quarto posto finale, riuscendo a far male a tutti gli altri sulle rampe impervie di Via Santa Caterina è la conferma di un talento innegabile che progressivamente sta facendo sempre più emergere.
Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team), 8: Nel momento chiave della corsa si ritrova a litigare con la catena, dovendo così inseguire per rientrare sui primi quando la UAE sta mandando il gruppo in frantumi, poi di nuovo deve fermarsi quando è l’unico a ruota di Pogacar, poi nuovamente perde terreno quando sta inseguendo… Senza tutte quelle energie spese probabilmente non sarebbe comunque stato con lo sloveno, ma la sua corsa sarebbe stata indubbiamente diversa. Anche perché, malgrado tutto questo, è stato sempre e comunque uno dei più forti e propositivi per tutto il giorno.
Gianni Vermeersch (Red Bull – Bora – hansgrohe), 7,5: Non il più appariscente, ma indubbiamente solido di gambe e testa, scegliendo al meglio tempi e modi per concludere con una bella Top5. Emancipatosi da Mathieu van der Poel, alla prima occasione coglie un piazzamento di prestigio in una classica che forse non è neanche la più adatta a lui viste le tante salite, anche se chiaramente lo sterrato è terreno di predilezione.
Matteo Jorgenson (Visma | Lease a Bike), 7,5: Anche lui paga dazio alla sfortuna, dovendo inseguire in un momento importante e spendendo cartucce preziose. A sua volta generoso e sempre pronto a dire la sua, spende molto e nel finale finisce per essere superato da corridori che hanno magari dato qualcosa in meno, ma al punto in cui era qualche posizione in più non avrebbe cambiato la sostanza.
Jan Christen (UAE Team Emirates XRG), 7: Innervosisce un po’ tutti con i suoi scatti nel finale, mentre giustamente rimaneva fisso a ruota, ma oggi il suo compito lo svolge nel complesso più che bene. È infatti lui a far esplodere il gruppo sul Monte Sante Marie, ma anche in seguito si rivela utile alla causa del team alternandosi con Del Toro nel rispondere agli scatti degli inseguitori, finendo poi anche a tratti per lasciar immaginare che una tripletta fosse possibile.
Andreas Kron (Uno-X Mobility), 6,5: Il definitivo rilancio, dopo due stagioni difficilissime. Questa gara gli piace, visto il decimo posto del 2023, ma il risultato di questa edizione pesa di più, perché riconsegna al firmamento dei corridori un atleta dalle qualità notevoli, per la gioia della squadra norvegese. Prende la ruota di Healy in un’azione importante e da lì rimane sempre in linea di galleggiamento, raccogliendo un nono posto che vale, per lui e per la sua formazione.
Wout Van Aert (Visma | Lease a Bike), 6,5: Il decimo posto è aneddotico per uno come lui, ma al di là del risultato ci sono dei lati positivi nella prestazione. Lotta, perde terreno, reagisce e dà sicuramente tutto, fino all’ultima stilla di energia e con la sua proverbiale generosità. Il lato negativo sta soprattutto nel fatto che il livello dei fenomeni sembra essere uno (o più) gradini più su rispetto al suo, soprattutto su percorsi così duri. Saremo chiaramente felici di essere smentiti alla prima occasione buona…
Ben Healy (EF Education – EasyPost), 5,5: Anima la (rin)corsa e di questo gli va dato atto, anche se ancora una volta a livello di risultato personale finisce più che altro per essere vittima piuttosto che beneficiario della sua foga.
Julian Alaphilippe (Tudor Pro Cycling Team), 5,5: Da corridore di grande esperienza sa posizionarsi nel momento decisivo e si fa trovare pronto quando la battaglia esplode, ma i galloni conquistati in passato non bastano per vincere una battaglia dalla quale progressivamente sparisce senza possibilità di appello.
Quinn Simmons (Lidl-Trek), 5,5: Riemerge dalla prima mareggiata, riuscendo a riportarsi, insieme ad altri corridori di spicco, nel gruppo che sarebbe poi stato in lizza per le posizioni più rilevanti. Lo statunitense, però, non ha modo di rimanere nel cuore dell’azione e finisce per uscire di scena.
Matej Mohorič (Bahrain Victorious), 5: Lontano dai migliori per tutto il giorno malgrado un terreno indubbiamente molto adatto a lui, con molti punti in cui potrebbe dire la sua, chiude lontanissimo una prova abbastanza anonima.
Tibor Del Grosso (Alpecin-Premier Tech), 5: All’esordio, era molto atteso, anche per via dei frequenti paragoni con Mathieu van der Poel che lo vedono oggetto. Decide di prendere di petto la corsa andando in fuga da subito e sperando magari di riuscire ad anticipare i fuochi d’artificio alle sue spalle, trovandosi poi in buona posizione nel finale. La missione, però, fallisce abbastanza in fretta. Avrà tempo e modo per rifarsi.
Ineos Grenadiers, 5: Le scelte di formazione erano state abbastanza sorprendenti, ma il risultato è stato decisamente deludente. Jack Haig prova a lanciarsi in fuga e il momento in cui questa viene neutralizzata e l’ultimo in cui si vede una maglia bianco-arancio nel cuore dell’azione.
Italiani, 5: Inutile fare i nomi, più che altro perché il punto non sono neanche tanto i singoli nella loro prestazione, ma quanto una giornata che nell’insieme è decisamente deludente. A prescindere anche probabilmente dal risultato stesso, perché andando a vedere i nomi che precedono il primo italiano al traguardo (un discreto Andrea Vendrame, 16°), i nostri connazionali sono tutto sommato al loro posto. Brucia forse un po’ il modo visto che praticamente non si vedono mai, neanche tra gli inseguitori, subendo sempre la corsa.
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